Mentre una marea popolare, in tutto il paese rompe gli indugi, prende posizione e scende in piazza contro guerre, genocidio e repressione, chi tace acconsente e chi fa la vittima si rende ridicolo.
La giunta cinisellese che fin’ora ha taciuto contro la violenza genocida d’Isra3le e i manganelli della polizia nelle piazze italiane, ancora una volta cerca di camuffare la realtà per nascondere la propria collusione col marciume di questo sistema.
Che la guerra sia entrata nel nostro paese, nelle nostre città, nelle nostre vite crediamo sia vero purtroppo. È la guerra che tutti i giorni, da troppo tempo ormai, viene portata avanti contro la democrazia, la solidarietà, le lotte, contro studenti e lavoratori, contro le fasce più deboli della popolazione.
Il sistema che reprime i palestinesi – un’alleanza ben collaudata tra Israele e tutti gli altri stati le cui élite gli garantiscono impunità da sempre – è lo stesso al quale apparteniamo noi.
È il sistema che decide al posto nostro su questioni determinanti della vita di tutti noi, senza necessariamente ascoltarci e rappresentarci; quello che trasforma il lavoro in precariato e i diritti in privilegi, che fa in modo di alienarci gli uni dagli altri, rendendoci tutti più fragili e insicuri; che considera la solidarietà un atto sovversivo e l’empatia una forma di disfunzione mentale e sociale.
F. Albanese
Quante sono le aziende italiane che fanno affari con lo stato criminale di Israele?
In tanti settori: tecnologia, difesa, l’agroalimentare, farmaceutica, moda e design…
Quanti sono i politici italiani che non hanno mai pronunciato la parola genocidio?
Che non fanno nulla per fermarlo? Che oggi condannano la missione eroica della Global Sumud Flotilla?
Credono che gli accordi tra Trump e Netanyahu possano salvare il popolo palestinese oppresso dalle loro stesse politiche, è come credere che il miglioramento delle nostre condizioni di vita sia possibile grazie alla buona volontà di chi fin’ora ci ha sfruttati e ingannati.
Una classe politica e di governo che taglia sul welfare per investire in armamenti, che ferma le navi facendo morire migliaia di persone in mare o le chiude nei CPR; che privatizza la terra e il patrimonio pubblico per fare profitti personali, nega il patriarcato e vorrebbe cancellare il diritto all’aborto.
Una classe politica che vorrebbe far credere che i poveri son poveri per loro colpa e di chi sta peggio di loro. Partiti di governo che rubano milioni di euro dalle casse pubbliche e poi puntano il dito contro i piccoli furti dei disperati; una classe dirigente che investe milioni di euro di soldi pubblici per grandi opere inutili e dannose, siano ponti o linee di alta velocità, senza occuparsi dei trasporti essenziali che non funzionano.
Partiti che fomentano razzismo, xenofobia, suprematismo bianco e appoggiano organizzazioni fasciste connotate da pratiche violente. Una classe politica che racconta che l’occupazione lavorativa è cresciuta negando che in Italia si è poveri pur lavorando.
L’amministrazione di questa città dimostra di essere lo specchio del governo del paese.
Quanti selfie abbiamo visto durante gli sfratti, esibiti con orgoglio, ma senza alcun impegno per un vero piano casa pubblico?
Quanti selfie davanti a siepi tagliate, rotonde rifatte, giovani fermati ai parchetti, senza però parlare di spazi e strutture pubbliche lasciate all’abbandono?
E quanti ancora in piazza Gramsci, tra auto e moto d’epoca, mercatini e passerelle di moda, mentre gruppi di lettura vengono censurati, le associazioni private dei loro spazi e il giorno della Liberazione Antifascista ridotto ad una retorica vuota e banale.
Anzi, come i loro maestri che stanno in parlamento, hanno voluto anche qui strumentalizzare l’identità di un giovane ucciso negli anni 70 perché militante neo fascista per consegnare a Cinisello una piazza, sotto il cui nome si radunano pubblicamente i camerati col braccio teso.
Lungi da noi invitare le persone a perder tempo dietro inutilità ma se dovesse capitare di ascoltare discorsi televisivi di certi rappresentanti politici, leggere una certa stampa, incappare tra le pagine social di questi destri signori sarebbe palese a tutti chi sono i fomentatori d’odio, di menzogna, di miseria umana.
I “nemici del popolo” non sono certo gli immigrati o i “maranza”, né tanto meno coloro che lottano per la giustizia sociale. “I padroni delle città” sono coloro che per accrescere i loro profitti, per non perdere le loro poltrone, mascherano i fatti, rigirano le frittate, puntano il dito contro falsi capri espiatori, parassitano sulle spalle di chi lavora e espellono chi è “fuori mercato”.
La loro sicurezza è conservazione dei rapporti di dominio, banalizzazione della realtà, regressione di diritti, marginalizzazione dei più deboli, impoverimento culturale, uso privatistico del bene pubblico.
Rappresentativo di questa visione è D.L. sicurezza 48/2025 sicurezza di profitto per padroni e palazzinari sacrificando la sicurezza dei diritti per tutti gli altri. Un decreto che concentra energie e risorse per rincarare delle pene per rafforzare il potere e l’impunità della polizia anziché intervenire sulle cause dei problemi sociali. Questo tipo di approccio non tende solo ad allontanarci dalla soluzione, ma aumenta il rischio di brutalità della polizia trasformando la sicurezza in uno strumento di repressione invece che di protezione.
Con tutto il cuore ci auguriamo che la giusta rabbia sociale, insieme all’amore per la giustizia sociale, continuino a crescere, convergere, organizzarsi in tante forme e in tante lotte così da spazzare via i pesi morti della storia.
O forse basterà una risata per seppellirvi.






